|
TERZA EDIZIONE 1° novembre 2006 Sala Conferenze dell'Ara Pacis, Roma
 La platea
Premio internazionale di poesia
"PIER PAOLO PASOLINI"
Il 1° novembre 2006, nella Sala conferenze dell'Ara Pacis in Roma, sono stati premiati i vincitori della terza edizione
Vincitore assoluto
Patrizia Cavalli, con Pigre divinità e pigra sorte (Einaudi)
Vincitori finalisti
Franco Buffoni, con Guerra (Mondadori)
Vera Lúcia de Oliveira, con Verrà l'anno (Fara editore)
Premio internazionale
Durs Grünbein
Premio "Opera prima"
Cristina Alziati, con A compimento (Manni editore)
|
 Francesco Agresti, Martha Canfield, Gianni Borgna, Alessio Brandolini, Biancamaria Frabotta e Dacia Maraini
 Patrizia Cavalli premiata da Gianni Borgna
Le motivazioni dei premi
|
VINCITORE FINALISTA Franco Buffoni Guerra (Mondadori)
Forse il discorso antiretorico e antioracolare, anche a momenti impostato - e perché no - in maniera diaristica-didascalica era quello che ci voleva per esprimere lo sconforto di fronte a un'umanità che decisamente non impara, non migliora, non è capace di fare della memoria dei propri misfatti l'agognato antidoto. Il libro Guerra di Franco Buffoni (Mondadori, novembre 2005), che si proponeva questo scopo, secondo le dichiarazioni in nota di chiusura dello stesso autore, ci riesce pienamente. E il lungo volume (206 pag.), molto curato formalmente e articolato in quattordici sezioni, arriva al lettore come uno spietato specchio di quello che siamo, uomini del 2000 sempre barbari e bestiali; arriva per ricordarci gli obbrobri compiuti e subiti nel passato, senza rassicuranti divisioni manichee; ci mette di fronte alla violenza assurda e senza soluzione di continuità della storia, per cui la parola Guerra, lessema unico e ipersignificativo del titolo, diviene nome e simbolo per eccellenza di noi, popoli, etnie, nazioni, individui; e finalmente ci confronta con la specie animale per toglierci quest'ultima illusione: non sono meglio di noi, gli animali, e forse una radice del male si trova già nella zoologia, si trova già nell'origine stessa della vita. Buffoni rifiuta l'antropocentrismo, ma non crede - come Ted Hughes, autore molto ben conosciuto da lui, come tanti che seguono la tendenza zoé vs bíos - che la via d'uscita sia il rifiuto della ragione a favore dell'istinto. Buffoni riflette, e poi compone versi che sono la conseguenza lirica di una profonda meditazione, in cui l'erudizione si allea alla memoria personale, familiare, storica. I versi di Buffoni spesso raccontano; altre volte configurano delle immagini; nell'insieme compongono una sinfonia dalle note più in collisione che in armonia (in senso tradizionale), e sicuramente affine alla musica di Britten, in particolare al suo War Requiem da lui stesso evocato. I versi di Buffoni non concedono nulla, non offrono nessun tipo di consolazione, non vengono incontro... Forse proprio per questo il suo libro Guerra è necessario e oggi come oggi più pertinente che mai: ci spalanca una porta vietata dalla rimozione, dalla vergogna, dal pietismo. Apre i nostri occhi. È per questo che dobbiamo ringraziarlo. Ed è per questo che la giuria del Premio Internazionale di Poesia Pier Paolo Pasolini l'ha scelto come uno dei tre migliori libri italiani del 2006. |
|
VINCITORE FINALISTA Vera Lúcia de Oliveira Verrà l'anno (Fara editore)
 Alessio Brandolini e Vera Lúcia de Oliveira
Vera Lúcia de Oliveira è nata in Brasile, i nonni materni erano immigrati italiani. L'esordio poetico risale al 1983, lo stesso anno in cui vince una borsa di studio per l'Italia e si trasferisce a Perugia, dove tutt'ora vive, pur insegnando all'Università di Lecce. Verrà l'anno (Fara, Santarcangelo di Romagna 2005) è il suo ultimo lavoro poetico, scritto direttamente in italiano. Una specie di poemetto dove i testi si susseguono senza titolo, né punteggiatura, né maiuscole (restano solo i punti interrogativi), dove la voce del singolo diventa voce collettiva, che può essere di ciascuno di noi, o di tutti, una voce corale. Il bilinguismo di Vera Lúcia de Oliveira, e potremmo aggiungere il suo "biculturalismo", si traduce in ampliamento degli strumenti per comprendere il mondo, per penetrare i segreti dell'uomo, soprattutto il suo dolore. La lingua parlata è il filo con il quale il poeta tesse il "discorso comune": la voce intensa e pacata che parla per ogni uomo, così com'era all'origine della poesia. Allora il trascorrere della vita, dei giorni è il centro (il cuore) di queste poesie brevi ed essenziali, eppure così articolate da sembrare racconti in miniatura. Se la grande tradizione della poesia in lingua portoghese è ovviamente presente, le assillanti domande di Verrà l'anno e il tono a volte volutamente ingenuo e ripetitivo, un po' sconnesso, fanno venire in mente il primo Palazzeschi e i poeti dialettali italiani del novecento, soprattutto Raffaello Baldini. Di solito la poesia si nutre di silenzi, qui è il contrario: la casa-poesia di Vera Lúcia de Oliveira è fitta di voci e suoni, di rumori provenienti dalla strada, è affollata di mani e di volti. Dalle poesie di questo poemetto che si proietta verso il futuro - eppure legatissimo al passato e alla memoria - si staglia in controluce un mondo fiabesco e fortemente lirico, legato alla purezza e alle visioni dell'infanzia. |
|
PREMIO INTERNAZIONALE Durs Grünbein
 Durs Grünbein premiato da Biancamaria Frabotta
La poesia di Durs Grünbein, nativo di Dresda e dunque proveniente dall'ex Germania dell'Est, si diffonde quasi in contemporanea con la caduta del Muro di Berlino. Oggi è la Germania unificata a riconoscerlo grande poeta della tradizione tedesca. Dal 1999, per merito di Anna Maria Carpi, indomita traduttrice di una prima antologia e recentemente di un poema dedicato a Cartesio, tragico eroe dell'excursus occidentale del Logos moderno, Durs Grünbein vanta anche in Italia non pochi lettori e ammiratori. Del resto è all'Italia, meta dell'ennesimo pellegrinaggio nordico nel paese dove fioriscono i limoni, che egli deve la sua prima svolta importante. Precisamente a Pompei, nella Villa dei Misteri dove (quasi come un'inattesa, ultima Gradiva) gli apparve la necessità irrevocabile di accostarsi all'inattuale, alla ricerca irrinunciabile di radici comuni, affondate nell'oblìo. Ecco perché vogliamo accostare la sua esperienza a quella pur così diversa di Pasolini, simile però nel rigore concettuale, nella vastità della cultura, nell'intransigenza della passione volta a un passato capace di farsi futuro. Più dolorosa forse nella malinconia e nel disincanto di un fine secolo di rovine, questa poesia di ampio respiro poematico e argomentativo, è insieme lirica, assoluta, sulla scorta dell'amatissimo Benn, ma anche epica, didascalica e non immune dalla furia fredda e sovversiva di un Brecht entrato quasi a dispettonei gangli del suo più segreto nutrimento. Oggi come allora non è più il tempo della clemenza e anche la poesia di Grünbein patisce la sferza de le vent d'hiver, ma senza subirne passivamente il fascino, senza ostentare precipizi nella tentazione del nichilismo. Col suo passo ritmico premeditato eppure variabilissimo egli sa perimetrare le resistenze biologiche e mentali della nostra tarda epoca riuscendo perfino ad incrementarle. Come "il bambino sarcastico" che conosce il finale delle sue brevi storie tormentose dalla morale ingannevole e ciononostante non può smettere di stupirsi.
|
|
PREMIO OPERA PRIMA Cristina Alziati A compimento (Manni editore)
Alla speranza appartiene anche la delusione che guarda intorno a sé. È così che comincia la prefazione alla raccolta A Compimento scritta da Luca Lenzini. Ed è proprio da questo guardare, soprattutto verso la speranza, che traggono la loro forza i versi di Cristina Alziati. Versi che già Franco Fortini ebbe a definire epigrafi ordinate all'estremo di una passione dove l'eccesso si vuole costringere ad una razionalità non meno forte di quella che la voce parlante - atterrita - scopre nei propri nemici. Ecco, la poesia di Cristina Alziati parte da una passione e punta dritto al recupero di una rappresentatività del mondo nonostante tutto, poiché Cristina ha saputo tradurre in versi la truculenza della storia, i suoi deliri. La forza strutturale della sua scrittura è impressionante. Come pure assai convincente risulta la misura del suo timbro, sia quando spazia dall'aulico al colloquiale, sia quando si fa poesia civile per esortarci a schierarci e a riconoscerci per usare la forza della poesia come sfida ai mali del mondo, o come punto di intersezione tra memoria individuale, vissuto quotidiano e storia collettiva. Anche se poi, in una sua poesia, si abbandona, come in un sogno, recitando a se stessa Non temere mia piccola mia dolce/questo è il lampo, schianta nel tacco/che la terra batte delle truppe... oppure La mente distingue tra fato e errore. / Qui non staremo per sempre. / Non saremo eterni.
|
 Vera Lúcia de Oliveira, Durs Grünbein e Patrizia Cavalli
 Francesco Agresti con Margherita Carlini della Banca del Fucino, sponsor ufficiale del Premio.
 Gli attori Tiziana Bagatella e Davide Curzio, che hanno letto testi di Pasolini.
PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA PIER PAOLO PASOLINI
REGOLAMENTO DELLA TERZA EDIZIONE 2006
I
Memori dell'enorme importanza e del valore testimoniale, sia letterario che civile, dell'intera produzione poetica di PIER PAOLO PASOLINI, per far sì che questo patrimonio storico-letterario - in un momento in cui i grandi valori ideali della poesia appaiono emarginati o sopraffatti da quelli meramente economici e consumistici - possa continuare a vivere nella memoria delle giovani generazioni, attraverso la voce dei maggiori poeti contemporanei, viene indetta, con il Comune di Roma, la terza del PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA PIER PAOLO PASOLINI
II
Al Premio partecipano i poeti italiani che, tramite il proprio editore, inviano alla Segreteria generale del premio (via Monte San Savino, 3 - 00138 Roma) otto copie per ogni volume partecipante che sia stato pubblicato in Italia nell'anno precedente a quello dell'assegnazione del Premio. Saranno prese in considerazione anche le opere prime.
III
Fra tutte le opere pervenute alla Segreteria del Premio, entro e non oltre il 31 maggio 2006, la giuria composta da DACIA MARAINI (Presidente), FRANCESCO AGRESTI (Segretario generale), ALESSIO BRANDOLINI, MARTHA CANFIELD, MAURIZIO CUCCHI, TULLIO DE MAURO e BIANCAMARIA FRABOTTA, selezionerà, entro il mese di settembre, le tre opere vincitrici finaliste, l'opera prima e un poeta straniero, tra quelli tradotti e pubblicati in Italia, per il riconoscimento internazionale.
IV
Il nome del vincitore assoluto del Premio, fra i tre poeti italiani vincitori finalisti, sarà reso noto nel corso della cerimonia pubblica di proclamazione, che avverrà a Roma il 1° novembre 2006.
V
Al vincitore assoluto va un premio in denaro di quattromila euro, agli altri due vincitori finalisti e al vincitore del premio Opera prima duemila euro ciascuno. Al poeta straniero prescelto oltre a un premio di quattromila euro va anche un Premio speciale di duemila euro messo a disposizione dal Comune di Casarsa della Delizia. Per il ritiro del Premio è indispensabile la presenza dei poeti premiati.
VI
Una copia di ogni libro partecipante al Premio verrà consegnata alla Biblioteca comunale di Casarsa della Delizia.
Roma, dicembre 2005
SEGRETERIA DEL PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA PIER PAOLO PASOLINI
c/o Francesco Agresti
Via Monte San Savino, 3
00138 Roma
tel. 338-1686201 e-mail: francescoagresti@yahoo.it
www.premiopasolini.it
|
|